1. Viaggiare in tempo di pandemia


1. Viaggiare in tempo di pandemia

Viaggiare.
In questo momento, che tanto momento non è più, per quanto si sta trascinando, viaggiare è diventato un miraggio, un ricordo di tempi lontani. Di sogni lontani.

Non osiamo nemmeno più sognarlo, un viaggio. Non osiamo più nemmeno nominarlo. Sembra una parola blasfema, in tempo di sacrifici, lock-down, persone che stanno male, che perdono il lavoro, che muoiono.
Sembra un capriccio inopportuno, di bambini che non sanno crescere e affrontare la vita dura dei grandi. Sembra un segno di non rispetto, sognare di ricominciare a viaggiare.

Quanti sognano di avere ancora con loro i propri cari. Quanti sognano di tornare a lavorare, di riaprire la propria attività. Di arrivare a fine mese senza stringere i denti, senza chiedere aiuto.
Eppure, non di solo pane viviamo. Non di solo dolore, non di sola realtà. La nostra anima ha bisogno di evadere dal nostro quotidiano, bello o tragico che sia, ha bisogno di conoscere oltre gli spazi consueti, ha bisogno di stupirsi di fronte alla bellezza ancora sconosciuta del mondo, di perdersi nell’infinità delle cose di cui ignoriamo l’esistenza.

Viaggiare non è un capriccio. È un’esigenza profonda dell’anima.

Non serve un treno, o un aeroplano per viaggiare; lo possiamo fare con la nostra fantasia, sfruttando bene l’abisso della rete. Lo possiamo fare leggendo un libro.

Leggere è l’esperienza più simile al viaggiare che io conosca, e lo si può fare in lock-down, in tempo di pandemia, dal divano di casa. Leggere è vivere mille vite, conoscere intimamente centinaia di personaggi, provare tutto lo spettro delle emozioni, conoscere tutti i paesi e i villaggi del mondo.

Perciò, se ti sta succedendo qualcosa di bello, leggi per festeggiare.

Se ti è successo qualcosa di brutto, leggi per dimenticare.

Se non ti sta succedendo nulla, come molto probabile in questo momento storico, immobile per molti, leggi. Qualcosa succederà. Leggi, aspettando il prossimo viaggio.